Ica e Acambaro: quale mano seo 91 milioni di anni: o ere che rappresentano un ven» "puzzle" paleontologico?
Tra i reperti archeologici piú anacronistici, quelli sicuramente piú interessanti e discussi sono le cosiddette figurine di Acambaro e le pietre di Ica. Ci troviamo infatti di fronte all'inquietante possibilitá che l'evoluzione della civiltá, parallelamente a quella di certe nicchie ecologiche, segua dei percorsi sconosciuti e a vol-te sorprendenti.
Le pietre di Ica
Le pietre di Ica sono ciottoli di andesite di forma e dimensione diverse, rinvenuti negli anni Sessanta nella regione di Ica, in Perú, conseguentemente ad uno smottamento che portó alla luce il deposito ove erano custoditi. A trovare le pietre furono diversi scavatori abusivi che in quella regione erano soliti riportare alla luce reperti da vendere ai collezionisti. Uno di questi, il dottor Javier Cabrera Darquea, si vide consegnare questi ciottoli sulla cui superficie erano raffigurati ambienti e animali preistorici.
In seguito Cabrera effettuó altri scavi per conto proprio e rinvenne una gran quantitá di pietre, tanto che oggi ii suo museo, con sede proprio a Ica, conta piú di 20.000 pezzi. Su alcune di queste pietre si distinguono nettamente figure di dinosauri e scene di lotta tra uomini e animali preistorici. Ma la cosa sorprendente é che si possono distinguere anche elementi anacronistici per quei tempi: un cannocchiale, strumenti utilizzati durante operazioni chirurgiche, mezzi volanti meccanici e atlanti con raffigurazioni di continenti.
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Sopra. Scoperte nel 1945, le statuette di Acombara raffigurano dinosauri In alcen/ casi in compagnía di enser! aman!. |
Vecchie di milioni di anni
Non é possibile fornire una datazione esatta ai reperti. Si sa solo con sicurezza che l'andesite di cui sono fatti risale a 80 milioni di anni e che la patina di ossidazione riscontrata sulla superficie delle pietre esclude che esse siano state incise in epoche recenti. Gli archeologi locali hanno peró fatto notare come il tipo di incisione e lo stile dei disegni possano essere ricondotti ad un'epoca storica ben definita corrispondente a quella delle prime civiltá precolombiane; inoltre é interessante notare che i ciottoli erano conosciuti giá nel XVII secolo. Nel 1626 il gesuita spagnolo Pedro Simon cita, infatti, le pietre di Ica in una sua opera storica. Cabrera propende invece per un'altra spiegazione: secondo lui le raffigurazioni di Ica sono il ricordo ancestrale di un'antica civiltá antidiluviana che fini distrutta da un cataclisma. Per Cabrera la comparsa dell'Homo Sapiens va retrodatata di molti milioni di anni, poiché é convinto che per un fungo periodo la civiltá umana, o una parte di essa, si sia evoluta all'epoca in cui i dinosauri, o almeno alcuni di essi, esistevano ancora. "Non tutti i membri di questa civiltá perirono nella catastrofe che colpi il pianeta Terra circa 60 milioni di anni fa", afferma Cabrera.
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Sotto. Rinvenute nella mg!~ peraviana di Ica, le pietre di Ica, kilt'forse a 80 milioni di anni fa, sano sorprendentl per le anacronistiche incislonl. |
TRACCE NELLA STORIA (Dall'antichitá ad oggi)
La tecnologia di cui questa razza era dotata permise ad una parte di popolazione di partire dallo "spazioporto" di Nazca dirigendosi verso le Pleiadi. Al di lá della valutazione in merito alla possibilitá che la piana di Nazca sia stata uno spazioporto, Cabrera ha aggiunto che questa struttura venne costruita proprio dalla civiltá di Ica e utilizzata per lungo tempo, sino alla sua scomparsa definitiva.
Evoluzione del genere Homo
il retaggio culturale di questa civiltá sarebbe stato poi acquisito dalle civiltá precolombiane, che si sarebbero assunte il compito di tramandare la storia di questa antica civiltá tramite l'incisione delle pietre. Alcuni studiosi poi sostengono che le pietre di Ica raffigurino l'evoluzione del genere Homo da forme di vita diverse, tra cui i rettili e gli anfibi. Tale evoluzione sarebbe stata diretta da esseri extraterrestri per mezzo di esperimenti genetici.
Queste affermazioni sono piuttosto azzardate e hanno suscitato molte polemiche, ma resta comunque da spiegare l'anacronismo di tali raffigurazioni la cui similitudine con le figurine di Acambaro é sconcertante.
Le ficaurine di Acambaro
Nel 1945 un commerciante tedesco di nome Waldemar Julsrud, in viaggio sui rilievi della Sierra Madre in Messico, presso Acambaro vide un oggetto semi-sotterrato e si fermó per esamirtarlo. Da lontano sembrava un vaso rosso, ma poi si rese conto che si trattava di una statuina di ceramica.
Rivolgendosi al suo assistente indigeno, gli chiese di cercarne altre nella zona e pochi giorni dopo costui tomó con una quarantina di statuette di foggia strana. Raffiguravano animali fantastici che Jalsrud identificó subito come dinosauri, per la precisione brontosauri riconoscendo anche altri animali, tra cui cammelli, lucertole e serpenti, e figure di personaggi abbigliati stranamente, forse membri di un'antica civiltá sconosciuta.
Le analisi alla termoluminescenza
La zona in effetti era stata abitata anticamente dai Taraschi, una popolazione le cui origini e la cui storia sono ancora in gran parte un enigma, ma Jalsrud era convinto che, in questo caso, la civiltá che aveva prodotto le statuette doveva essere molto piú antica.
Risultava ancora piú straordinario il fatto che in alcune statuette si notavano delle donne che giocavano e accarezzavano coccodrilli e creature che parevano essere stegosauri e mesosauri. Nel corso degli anni, Jalsrud raccolse piú di trentamila statuette fatte di diversi materiali tra cui la ceramica, l'ossidiana e la giada. Subito ci fu chi gridó al falso. Coloro che appoggiavano Jalsrud fecero notare che le statuine era-no troppe per poter essere state falsificate da cosi poche persone. A sostegno dell'autenticitá dei reperti arrivarono nel 1972 i risultati di alcune analisi compiute con il metodo del-la termoluminescenza.
Le analisi stabilirono che le ceramiche risalivano al 2500 a.C. Dunque, 4500 anni fa un'antica civiltá sudamericana conviveva con una razza di dinosauri estinti e mansueti?
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