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Quando si dice il destino. A 4 anni il padre lo portò per la prima volta in Val Camonica per vedere le pitture rupestri e le incisioni dei Camuni. Lui, bresciano doc, rimase folgorato dagli antichi simboli tracciati dai suoi antenati. E così, ancora oggi, Giuseppe Orefici, 54 anni, architetto e archeologo, non ha smesso di cercare i segni del passato incisi o dipinti su pietra. Ed è diventato un superesperto, chiamato in ogni angolo dell'America Latina per studiare insediamenti sepolti nelle foreste amazzoniche o arroccati tra le vette andine.
Cappello a larghe falde calato in testa, occhiali, barba bianca intorno a un volto cotto dal sole, Orefici non si scompone di fronte a uragani tropicali, caldo umido, insetti o serpenti: in piroga o a piedi, taccuino alla mano, si inoltra nella foresta, si inerpica per sentieri improbabili registrando anche il più insignificante dettaglio. Obiettivo: entrare in un mondo ancora in gran parte sconosciuto, quello delle civiltà antichissime che precedettero l'avvento degli Incas o dei Maya.
In vita sua ha scavato e condotto ricerche in Messico, Nicaragua, Guatemala, Colombia, Ecuador, Brasile; soprattutto in Perù. Fondatore e responsabile del Centro italiano studi e ricerche archeologiche precolombiane, con sedi a Brescia e in Svizzera, Orefici ha scoperto la città sacra di Cahuachi, il centro religioso dei Nasca. Per 17 anni ha scavato fra i templi della città abbandonata e a Pueblo Viejo. Nel 1984 inizia a costruire il museo di Nasca, inaugurato nel luglio del 1999. Nel 1991 inizia le ricerche nell'Isola di Pasqua, grazie alla collaborazione con il centro Ligabue di Venezia e l'università del Cile. Qui mette in luce il più grande centro cerimoniale della Polinesia, a Tongariki.
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Poco famoso in Italia, Orefici è il protagonista di tre documentari che Bbc, Discovery channel e Gedeon hanno prodotto sulla civiltà Nasca. Nel 2001 verranno girati altri filmati sui risultati dei suoi scavi nell'Isola di Pasqua, mentre lui comincerà un nuovo scavo a 50 km da Nasca per portare alla luce una seconda città. Il lavoro durerà cinque anni. Un periodo lungo ma che non gli impedirà di lavorare anche in Bolivia dove, di recente, ha scoperto il più grande centro della civiltà Tiwanaku, di 2.600 anni fa. Orefici non vuole svelare il sito.
Dice solo che si tratta di una valle segreta dove è stata localizzata una città sotterranea con pitture e incisioni rupestri e stele votive alte fino a 14 metri. Un impegno imponente che Orefici conduce con l'aiuto della moglie, l'archeologa Elvina Pieri, e di un drappello di collaboratori. Si finanzia grazie a fondazioni, istituti di ricerca e amici mecenati. Nessun aiuto economico gli arriva dal governo italiano. Anche perché Orefici non lo ha mai chiesto: dice che non ne vale neppure la pena perché i soldi sono pochissimi e la burocrazia e le lungaggini per averli invogliano solo a desistere.
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