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I CALENDARI

   
 

   

IN PANNELLO di stoffa della cultura huari ci rac­conta il calendario che questa popolazione usa-va seguire; il reperto tessile misura 262 centimetri di lunghezza e 176 di altezza; consiste in una doppia serie di 360 cerchi di cinque differenti co­lorí, situati in file diagonali, e da do­dici figurazioni frontali di personaggi mitici. I colorí utilizzati sono il bian­co, il rosso, il blu, il giallo, il marrone; sul piano iconografico, le dodici figu­re sono paragonabili a quelle del Tempio del Sole, e sono composite: il capo é circondato da otto teste ani­mali (puma), disposte attorno a una piuma centrale situata alla sommitá del capo stesso; sotto i piedi di que­ste figure, sono rappresentati gruppi di cinque teste, salvo la terza figura che di teste ne "calpesta" sei. Quin-di, le figure, in totale, sono 73; e se si moltiplica questo numero per quello dei cinque colorí, altro non si ottiene se non il numero dei giorni del po­stro anno attuale, 365.

   

In realtá, con calcoli complicatissi­mi (servirebbe un trattato di mate­matica per spiegarli a dovere), si trat­ta di una sorta di calendario perpetuo: si pub ottenere il giorno d'ogni anno attraverso la combinazione dei colori e delle 73 figurazioni.

Da un'altra iconografía che riguar­da gli Inca, sappiamo che il loro ca­lendario era grosso modo diviso in due stagioni, quella arida e quella piovosa: piogge da ottobre a maggio; siccitá da maggio a novembre. Feli­pe Guzman Poma de Ayala, figlio di uno spagnolo e di un'inca, che trascorse quarant'anni a raccogliere no­tizie sulla storia e le tradizioni di quel popolo, riassunte in un libro in­viato attorno al 1599 al Re di
Spagna che lo ignoró, e poi riscoperto e riva­lutato agli albori del Novecento nel­la Reale biblioteca di Copenaghen, in una serie di disegni abbastanza in­genui ci ha tramandato, mese per mese, le maggiori occupazioni degli Inca. Ad agosto, aratro a pedale, le donne frantumano la terra; a settem­bre, si semina il granturco; ad otto­bre, un ragazzo sorveglia i germogli perché gli animali non se li mangino. E ancora: a novembre, i germogli vengono irrigati con l'acqua di un serbatoio; a dicembre si semina l'oca, cioé un tubero che all'epoca era mol­to utilizzato, e a gennaio si zappa e si sarchia. A febbraio continua a piove­re; a marzo, il mais matura; ad aprile un ladro dá prematuramente inizio al raccolto; a maggio, le pannocchie; a giugno, si raccolgono le patate che le donne portano nei sacchi; a luglio, infine, si immagazzina.
Dagli Inca ci proviene anche un altro calendario, ma questa volta a­strale, detto "ceque", descritto nel dettaglio da Barnaba Cobo nel 1653, che si rifaceva ad una fonte piú anti­ca. Era basato sull'osservazione di 41 punti dell'orizzonte che avevano un'importanza geografica o politica, effettuata dal tempio centrale del so-le di Cuzco, seguendo linee ímmagi­narie chiamate ceques. Queste linee puntavano verso 328 huacas, luoghi sacri naturali o costruiti dall'uomo. Dunque, i giorni sono 328, ripartiti in dodici mesi sideral (12 x 27 e 1/3). Questo lasso di tempo corrisponde al periodo di visibilitá della costellazio­ne delle Pleiadi, che va dalla notte tra 1'8 e i19 giugno a quella tra il 3 e il 4 maggio, e segna i limiti della sta­gione agricola. Gli altri 37 giorni mancanti sono quasi giorni di vacan­za, ed esattamente quelli compresi tra la raccolta delle messi e i prepara­tiva per la nuova stagione. Insomma, il ciclo delle Pleiadi coincideva con quello del mais. Infine, ciascuna del-le 328 huacas era assegnata a una fa­miglia o a un clan, che doveva vene­rarla in un giorno fissato dell'anno.  Attraverso l'osservazione siderale, le antiche popolazioni mesoamerica­ne e anche gli Inca nel Sud America erano riusciti a caicolare la durata dell'anno in termini assai vicini ai nostri, e ad elaborare calendari, va­riamente ripartiti, che conosciamo dai testi e dai documenti pervenuti­ci. Cominciamo dai Maya, i quasi, nel 765 d.C., indicono un "congresso astronomico" proprio per mettere a punto il calendario. La riunione é convocata nella piú meridionale del-le loro grandi cittá, Copán, dove ora corre il confine tra Honduras, Salva­dor e Guatemala: 9 bellissime stele nella sua piazza principale; 30 ettari di superficie il centro abitato; densa di templi l'acropoli affacciata sul fiu­me; importantissime la "gradinata del giaguaro", fiancheggiata da ani­mali rampanti con una zampa levata, e quella "dei geroglifici", 63 scalini ognuno decorato con un'iscrizione.

DICIOTTO MESI DI VENTI GIORNI, PIÚ CINQUE "GIORNI NEFASTI": L'ANNO MAYA DURAVA ESATTAMENTE 365 GIORNI
I mesi dei Maya erano 18, e ciascu­no durava 20 giorni. Inoltre, il calen­dario comprendeva anche un perio­do di cinque "giorni nefasti", chia mato Uayeb. Quindi, l'anno dei Ma­ya durava esattamente 365 giorni, come il nostro. Ogni mese aveva le proprie feste popolari; per motiva­zioni evidentemente connesse all'a­gricoltura, l'anno iniziava con il no­stro mese di luglio (Poc in lingua lo-cale), e il nome del mese Pax non a­veva nulla a che vedere con il signi­ficato del vocabolo presso i Romani: era infatti il mese in cui veniva cele­brata la guerra.
Da luglio in poi, quindi, a scansio­ni di venti giorni, ecco i nomi dei di­ciotto mesi dei Maya: Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yak, Zac, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumhu, e i cinque giorni Uayeb.

Pop, stagione di rinnovamento, e­ra un periodo molto solenne: la gen­te distruggeva le vecchie ceramiche e le vecchie stuoie di fibra. Uo, il se­condo mese, recava feste in onore dei protettori di pescatori, cacciatori, viaggiatori eccetera: feste professio­nali che si concludevano con balli e grandi bisbocce. Parte del quinto mese, Tzec, era dedicata al dio delle api; nel nono, Chen, si pagavano e si presentavano i nuovi idoli; Yax era dedicato alfa purificazione, e in par­ticolare i cacciatori si pentivano del sangue animale versato (per i Maya, anche gli animali possedevano un'anima: il cacciatore doveva dunque ucciderli con rispetto perché se no, si credeva che gli altri membri della specie insultata non si sarebbero piú fatti uccidere).
Anche nell'ultimo scorcio dell'an­no, cioé durante i mesi Kayab e Cum­hu e durante i cinque "giorni nefa­sti", si celebravano delle feste, ma a carattere maggiormente privato. Sembra che si bevesse assai, e che i convitati praticassero anche abba­stanza costantemente l'adulterio; secondo una testimonianza del vesco­vo Diego de Landa, «non c'erafiesta in cui i Maya non s'ubriacassero, be-vendo una sorta di idromele cui ag­giungevano una certa radice, che lo rendeva forte e puzzolente». Ma, contemporaneamente, il vescovo ha parole di ammirazione «Hanno un anno perfetto quanto il nostro, 365 giorni e sei ore».
I Maya disponevano anche di un calendario sacro, simile a quello dei Toltechi e degli Aztechi (ne parlia­mo, appunto laddove agli Aztechi ci
dedichiamo), e inoltre misuravano tempo secondo un "conto lungo", che calcolava il numero dei giorni dal mitico inizio dell'era dei Maya, fissa­to - non si sa perché - al nostro 3111 a.C., prima ancora, cioé, che gli stes­si Maya esistessero.
Complicato era il modo con cui gli Aztechi misuravano il tempo. Intan­to, avevano due diversi tipi di calen­dari, quello solare, che non differiva molto da quello maya (365 giorni; 18 mesi di venti giorni ciascuno e cin­que giorni detti inutili, "nemontemi"), e quello liturgico, composto da 260 giorni, scanditi in 13 mesi di 20 gior­ni ciascuno.
Anno solare era detto xiuitl ed iniziava il 2 febbraio: vediamo, nell'ordine, i (complicatissimi) nomi deimesi, la corrispondenza con i nostri
periodi attuali, e (in corsivo) il nome della divinitá sotto la quale il mese era posto. Atlacahualco (2-21 feb‑braio) Tia/0c; Tlacascipehualitzi (22febbraio-13 marzo) Xipe; Tezoztouli(14 marzo-2 aprile) TIaloc, Uueytozoztli (3-22 aprile) Centleot; Toxcatl(23 aprile-12 maggio)Tezcatlipoca; Etzalqualitzli (13 maggio-1 giugno); Hueyteculhilhuitl (22 giugno-11 luglio) Xilonen; Tlaxichimaco (12-31 luglio)Huitzilopochtli; Xocotlhuetzi (1-20 agosto) Xiuhtecutli; Ochpaniztli (21 agosto-9 settembre) tutti gli dei; Tepelhuitl (30 settembre­19 ottobre) dei morti; Quecholli (20 ottobre-8 novembre) Mixcoad; Pan­quetzaliztli (9-28 novembre) Huitzi­lopochtli; Atepoztli (29 novembre-18 dicembre) Ylaloc, Tititl (19 dicem­bre-7 gennaio) Ihumatecutli; Itzacalli (8-27 gennaio) Xiuhtecutli.
Anno liturgico ("tonalpohualli") era invece diviso in periodi di 20 giorni che si ripetevano continua­mente, per 13 volte. I mesi non ave-vano nome, e l'anno si chiamava co­me il giorno con cui cominciava; i giorni erano chiamati con nomi di a­nimali, piante, oggetti, fenomeni at­mosferici. Ecco la loro sequenza: coccodrillo; vento; casa; lucertola; serpente; monte; cervo; coniglio; ac­qua; cane; scimmia; erba; canna; gia­guaro; aquila; zopilote (un rapace lo-cale); movimento; coltello di selce; pioggia; flore.

   
 

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Realizado por: Willard Tamay G. y Michele Mosca Hecho en Chiclayo-Pimentel - Perú - ACTUALIZADO: 16-Gennaio-2008 10:41 am