In realtá, con calcoli complicatissimi (servirebbe un trattato di matematica per spiegarli a dovere), si tratta di una sorta di calendario perpetuo: si pub ottenere il giorno d'ogni anno attraverso la combinazione dei colori e delle 73 figurazioni.
Da un'altra iconografía che riguarda gli Inca, sappiamo che il loro calendario era grosso modo diviso in due stagioni, quella arida e quella piovosa: piogge da ottobre a maggio; siccitá da maggio a novembre. Felipe Guzman Poma de Ayala, figlio di uno spagnolo e di un'inca, che trascorse quarant'anni a raccogliere notizie sulla storia e le tradizioni di quel popolo, riassunte in un libro inviato attorno al 1599 al Re di
Spagna che lo ignoró, e poi riscoperto e rivalutato agli albori del Novecento nella Reale biblioteca di Copenaghen, in una serie di disegni abbastanza ingenui ci ha tramandato, mese per mese, le maggiori occupazioni degli Inca. Ad agosto, aratro a pedale, le donne frantumano la terra; a settembre, si semina il granturco; ad ottobre, un ragazzo sorveglia i germogli perché gli animali non se li mangino. E ancora: a novembre, i germogli vengono irrigati con l'acqua di un serbatoio; a dicembre si semina l'oca, cioé un tubero che all'epoca era molto utilizzato, e a gennaio si zappa e si sarchia. A febbraio continua a piovere; a marzo, il mais matura; ad aprile un ladro dá prematuramente inizio al raccolto; a maggio, le pannocchie; a giugno, si raccolgono le patate che le donne portano nei sacchi; a luglio, infine, si immagazzina.
Dagli Inca ci proviene anche un altro calendario, ma questa volta astrale, detto "ceque", descritto nel dettaglio da Barnaba Cobo nel 1653, che si rifaceva ad una fonte piú antica. Era basato sull'osservazione di 41 punti dell'orizzonte che avevano un'importanza geografica o politica, effettuata dal tempio centrale del so-le di Cuzco, seguendo linee ímmaginarie chiamate ceques. Queste linee puntavano verso 328 huacas, luoghi sacri naturali o costruiti dall'uomo. Dunque, i giorni sono 328, ripartiti in dodici mesi sideral (12 x 27 e 1/3). Questo lasso di tempo corrisponde al periodo di visibilitá della costellazione delle Pleiadi, che va dalla notte tra 1'8 e i19 giugno a quella tra il 3 e il 4 maggio, e segna i limiti della stagione agricola. Gli altri 37 giorni mancanti sono quasi giorni di vacanza, ed esattamente quelli compresi tra la raccolta delle messi e i preparativa per la nuova stagione. Insomma, il ciclo delle Pleiadi coincideva con quello del mais. Infine, ciascuna del-le 328 huacas era assegnata a una famiglia o a un clan, che doveva venerarla in un giorno fissato dell'anno. Attraverso l'osservazione siderale, le antiche popolazioni mesoamericane e anche gli Inca nel Sud America erano riusciti a caicolare la durata dell'anno in termini assai vicini ai nostri, e ad elaborare calendari, variamente ripartiti, che conosciamo dai testi e dai documenti pervenutici. Cominciamo dai Maya, i quasi, nel 765 d.C., indicono un "congresso astronomico" proprio per mettere a punto il calendario. La riunione é convocata nella piú meridionale del-le loro grandi cittá, Copán, dove ora corre il confine tra Honduras, Salvador e Guatemala: 9 bellissime stele nella sua piazza principale; 30 ettari di superficie il centro abitato; densa di templi l'acropoli affacciata sul fiume; importantissime la "gradinata del giaguaro", fiancheggiata da animali rampanti con una zampa levata, e quella "dei geroglifici", 63 scalini ognuno decorato con un'iscrizione.
DICIOTTO MESI DI VENTI GIORNI, PIÚ CINQUE "GIORNI NEFASTI": L'ANNO MAYA DURAVA ESATTAMENTE 365 GIORNI
I mesi dei Maya erano 18, e ciascuno durava 20 giorni. Inoltre, il calendario comprendeva anche un periodo di cinque "giorni nefasti", chia mato Uayeb. Quindi, l'anno dei Maya durava esattamente 365 giorni, come il nostro. Ogni mese aveva le proprie feste popolari; per motivazioni evidentemente connesse all'agricoltura, l'anno iniziava con il nostro mese di luglio (Poc in lingua lo-cale), e il nome del mese Pax non aveva nulla a che vedere con il significato del vocabolo presso i Romani: era infatti il mese in cui veniva celebrata la guerra.
Da luglio in poi, quindi, a scansioni di venti giorni, ecco i nomi dei diciotto mesi dei Maya: Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yak, Zac, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumhu, e i cinque giorni Uayeb.
Pop, stagione di rinnovamento, era un periodo molto solenne: la gente distruggeva le vecchie ceramiche e le vecchie stuoie di fibra. Uo, il secondo mese, recava feste in onore dei protettori di pescatori, cacciatori, viaggiatori eccetera: feste professionali che si concludevano con balli e grandi bisbocce. Parte del quinto mese, Tzec, era dedicata al dio delle api; nel nono, Chen, si pagavano e si presentavano i nuovi idoli; Yax era dedicato alfa purificazione, e in particolare i cacciatori si pentivano del sangue animale versato (per i Maya, anche gli animali possedevano un'anima: il cacciatore doveva dunque ucciderli con rispetto perché se no, si credeva che gli altri membri della specie insultata non si sarebbero piú fatti uccidere).
Anche nell'ultimo scorcio dell'anno, cioé durante i mesi Kayab e Cumhu e durante i cinque "giorni nefasti", si celebravano delle feste, ma a carattere maggiormente privato. Sembra che si bevesse assai, e che i convitati praticassero anche abbastanza costantemente l'adulterio; secondo una testimonianza del vescovo Diego de Landa, «non c'erafiesta in cui i Maya non s'ubriacassero, be-vendo una sorta di idromele cui aggiungevano una certa radice, che lo rendeva forte e puzzolente». Ma, contemporaneamente, il vescovo ha parole di ammirazione «Hanno un anno perfetto quanto il nostro, 365 giorni e sei ore».
I Maya disponevano anche di un calendario sacro, simile a quello dei Toltechi e degli Aztechi (ne parliamo, appunto laddove agli Aztechi ci
dedichiamo), e inoltre misuravano tempo secondo un "conto lungo", che calcolava il numero dei giorni dal mitico inizio dell'era dei Maya, fissato - non si sa perché - al nostro 3111 a.C., prima ancora, cioé, che gli stessi Maya esistessero.
Complicato era il modo con cui gli Aztechi misuravano il tempo. Intanto, avevano due diversi tipi di calendari, quello solare, che non differiva molto da quello maya (365 giorni; 18 mesi di venti giorni ciascuno e cinque giorni detti inutili, "nemontemi"), e quello liturgico, composto da 260 giorni, scanditi in 13 mesi di 20 giorni ciascuno.
Anno solare era detto xiuitl ed iniziava il 2 febbraio: vediamo, nell'ordine, i (complicatissimi) nomi deimesi, la corrispondenza con i nostri
periodi attuali, e (in corsivo) il nome della divinitá sotto la quale il mese era posto. Atlacahualco (2-21 feb‑braio) Tia/0c; Tlacascipehualitzi (22febbraio-13 marzo) Xipe; Tezoztouli(14 marzo-2 aprile) TIaloc, Uueytozoztli (3-22 aprile) Centleot; Toxcatl(23 aprile-12 maggio)Tezcatlipoca; Etzalqualitzli (13 maggio-1 giugno); Hueyteculhilhuitl (22 giugno-11 luglio) Xilonen; Tlaxichimaco (12-31 luglio)Huitzilopochtli; Xocotlhuetzi (1-20 agosto) Xiuhtecutli; Ochpaniztli (21 agosto-9 settembre) tutti gli dei; Tepelhuitl (30 settembre19 ottobre) dei morti; Quecholli (20 ottobre-8 novembre) Mixcoad; Panquetzaliztli (9-28 novembre) Huitzilopochtli; Atepoztli (29 novembre-18 dicembre) Ylaloc, Tititl (19 dicembre-7 gennaio) Ihumatecutli; Itzacalli (8-27 gennaio) Xiuhtecutli.
Anno liturgico ("tonalpohualli") era invece diviso in periodi di 20 giorni che si ripetevano continuamente, per 13 volte. I mesi non ave-vano nome, e l'anno si chiamava come il giorno con cui cominciava; i giorni erano chiamati con nomi di animali, piante, oggetti, fenomeni atmosferici. Ecco la loro sequenza: coccodrillo; vento; casa; lucertola; serpente; monte; cervo; coniglio; acqua; cane; scimmia; erba; canna; giaguaro; aquila; zopilote (un rapace lo-cale); movimento; coltello di selce; pioggia; flore. |