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IL MESSAGGIO DI NASCA

   
 

   

Paul Kosok, docente negli Stati Uniti presso la Long Island University, nel corso di studi sul Perú arcaico aveva avuto notizia della presenza di misteriosi canali d'irrigazione in una regione presso la costa meridionale del Perú. Raggiunta la zona non trovó i canali, ma una serie di linee e disegni tracciati per chilometri e chi­lometri sulla pampa. I disegni ri­chiamavano le figure presenti nella ceramica di una cultura locale deno­minata Nasca, che era stata indivi­duata solo agli inizi del secolo da un archeologo tedesco, Max Uhle, che, nel Museum für VóIkerkunde di Ber­lino, si era trovato di fronte a quattro vasi con una decorazione insolita provenienti dalla regione peruviana di Ica. Quale era stata la funzione delle linee e dei disegni?
Una sera, al tramonto, Kosok notó che il sole toccava terra nel pun­to esatto dove una delle linee incon­trava l'orizzonte. Si ricordó che era il 21 giugno, giorno del solstizio d'in­yerno nell'emisfero meridionale. Eb­be allora l'intuizione che le linee, co­me le figure, potevano essere servite per calcolare e prevedere i movimenti del sole, della luna e delle stelle.

Uno dei grandi geoglifi del deserto dei Nasco, in Perú.

Di tutto questo parló con Maria Reiche, la matematica tedesca giun­ta in Perú nel 1932, che alle «linee» dei Nasca avrebbe dedicato il resto della sua vita. Il suo lavoro ha dato notorietá internazionale alla straor­dinaria realtá: qualcuno, secoli or so-no, aveva tracciato nella pampa, su un'area di circa 520 kmq, linee lun­ghe fino a 10 km e figure zoomorfe con lati di 300 m, visibili in tutta la loro interezza soltanto dall' alto.
Arrivarono tipi strani, studiosi, artisti e appassionati dei dischi vo­lanti. Questi ultimi avevano letto i li­ban di uno svizzero fantasioso, Erich von Dániken, sostenitore della tesi che, in un' epoca remota, esseri provenienti dallo spazio erano arrivati sulla terra e qui in un laboratorio d'ingegneria genetica, avevano crea­to l'Homo sapiens. La pampa di Na­sca sarebbe stato il luogo scelto per l'atterraggio e i segni non sarebbero altro che quelli lasciati dalle loro astronavi.
Giunsero anche spedizioni scien­tifiche, tra cui quelle guidate dal­l'astronomo angloamericano Gerald S. Hawkins. Egli raccolse una serie di dati che rielaboró al computer giungendo alla conclusione che l' ipotesi di Kosok e della Reiche non poteva essere accettata: alc"""e linee potevano indicare anche i tizi e gli equinozi, ma la maggior parte di esse non rientrava in questo schema. Dichiaró che «la teoria Sole-Luna­Stelle é stata uccisa dal computer». La Reiche replicó che i campioni sta­tistici raccolti non erano sufficienti­ per dare risultati significativi.

Vaso nasca decorato con un cacciatore e un volto in rilievo olla base. Civiltá preincaica, 200-700 Lima, Museo di Antropologia e Archeologia.


I tentativi d'interpretazione in-tanto si susseguivano: il complesso sistema geoglifico é stato ritenuto, negli anni, un insieme di spazi sacri collegati da percorsi rituali, la rap­presentazi one di genealogie o di classi sociali, il risultato di meccani­smi sociali tesi a mantenere l'equili­brio tra risorse e popolazione, fi se­gno di un culto solare, una serie di campi sportivi per riti atletici d'ini­ziazione fino a vedervi, addirittura, giganteschi depositi di tessuti e fila-ti.
Quale fu la funzione piú credibi­le dei geoglifi? Per rispondere é ne­cessario conoscere la societá e la cul­tura del popolo che li realizzó ed esa-minarle piú da vicino. I punti oscuri non mancano, ma la ricerca ha facto passi avanti notevoli negli ultimi an­ni. Sappiamo che i Nasca abitarono l'attuale dipartimento peruviano di Ica, che dista da Lima circa 200 km. La loro cultura era distinta tradizio­nalmente da quella precedente detta di Paracas, ma la separazione é stata di recente posta in dubbio: entrambe farebbero parte di uno stesso svilup­.po culturale senza soluzione di con­tinuitá. Non c'é completo accordo tra gli specialisti nemmeno rispetto all'arco cronologico di esistenza del-la cultura nasca, che, comunque, attiva per gran parte del I millenni (d.C.)

Vaso nasca in ceramica policroma a forma di «chimera», con manico a ponte. Civiltá preincaica,
sec. Lima, Museo di Antropologia e Archeologia.


La struttura sociale é piú nota. Essa prevedeva uno stretto controllo della societá da parte di un potere teocratico: i sacerdoti controllavano minuziosamente la divisione delle aree coltivabili e la distribuzione dell' acqua – un bene prezioso in una regione quasi priva di precipitazioni piovose – attraverso gallerie filtran-ti e canali, ed esercitavano una su­pervisione sulla stessa attivitá artigianale, che doveva veicolare i mes­saggi inviati dai detentora del potere.
Un'altra caratteristica della so­cietá nasca era la divisione in cate­gorie lavorative, con una limitata mobilitá tra di esse. La parte della popolazione dedita all'agricoltura assolveva alla funzione economica principale, che prevedeva la produ­zione di un surplus alimentare ne­cessario al mantenimento delle altre componenti. Tra di esse erano arti­giani specializzati, autori dei geogli­fi, ceramisti in grado di realizzare vasi con caratteri innovativi rispetto alle esperienze precedenti e tessitori eredi di una grande tradizione quale quella della cultura Paracas. Ció non esclude che gli agricoltori abbiano potuto lavorare piccole quantitá di cotone o di lana e occasionalmente plasmare vasellame per l'uso dome­stico, ma il livello artistico raggiun­to dalla tessitura e dalla produzione ceramica suggerisce la presenza di maestranze specializzate.

Figura fernminile in ceramica policromo
delta cultura nema.
Civiltá preincaica,
III-X sec. Limo, Musco di Antropologia e
Archeologia

I commerci furono molto svilup­pati e anch' essi vennero affidati pro­babilmente a una categoria specifica. Negli scambi un ruolo importante venne svolto dai pastori andini che durante la transumanza raggiunge­vano le zone costiere. Non si hanno dati sufficienti per ipotizzare l'esistenza di una classe di guerrieri: i compiti della difesa e dell'attacco, in una societá sostanzialmente pacifi­ca, non sembrano affidati a soldati di mestiere. La frequente rappresenta­zione di donne nei prodotti dell' arti­gianato artistico ne segnala l'avve­nenza e la cura nell'abbigliamento ed insieme il prestigio occupato nella gerarchia sociale, che non sembra essere venuto mai meno.Nel centro cerimoniale di Cahua­chi vivevano i detentori del potere, almeno sino alla metá del IV secolo d.C., guando il rigido controllo sulla regione si allentb e i centri periferici riuscirono a raggiungere una mag­giore autonomia con il conseguente frazionamento del governo centrale e la nascita di potentati locali, eventi che si accompagnarono a una perdi­ta di potere per la casta sacerdotale.

Va detto che il fenomeno dei geo­glifi non é peculiare della regione di Ica, ma é un'espressione artistica at­testata anche nell'America setten­trionale: esempi ne sono il serpenr­mound dell'Ohio e le tre figure omi­tomorfe del Wisconsin. I 13.000 geo­glifi conservati nella zona sono, co­munque. giustamente i piú noti in virtú del loro numero e delle loro di­mensioni. Le immagini sono molto varíe: figure zoomorfe si alternano ad altre fitomorfe e con alcune an­tropomorfe. La fantasia degli arti­giani nasca era straordinaria: volan­do sulla pampa si distinguono una balena, van uccelli tra cui un pelli­cano e un colibrí, un cane, una scim­mia amazzonica, un ragno, una lu­certola, altri animali fantastici e poi un fiore, uno strano tipo di alga e al­tre figure ancora. Ad esse sovrappo­sero in seguito figure geometriche quali triangoli, linee rette, rettangoli e trapezi. Gran parte del repertorio venne realizzato con una tecnica par­ticolarmente semplice, togliendo
materiale litico superficiale e por­tando in luce il sottostante terreno argilloso.

Quando vennero tracciati i geo­glifi? É acquisizione recente nella storia degli studi la consapevolezza che essi furono realizzati in fasi di-verse e lungo un arco cronologico piú ampio di quello immaginato fi nora. La loro cronologia é ricostrui­bile sulla base di una lettura strati­grafica dei disegni e attraverso il lo­ro confronto con le produzioni arti­stiche dell' area. Lo straordinario complesso di figurazioni venne rea­lizzato nell'arco di quasi un millen­nio. Gli esempi piú antichi presenta-no analogie con prodotti realizzati nella fase finale della cultura Para­cas, diretta antecedente di quella na­sca. I piú complessi risultano ante­riori rispetto a quelli geometrici, ad essi in seguito parzialmente sovrap­posti.

Sembra che, nel corso del millen­nio, la funzione originaria dei dise­gni sia cambiata. Lo studioso italia­no Giuseppe Orefici, direttore del Centro Italiano di Studi e Ricerche Archeologiche Precolombiane e re­sponsabile del Progetto Nasca, ha connesso alcune figure a culti atti­nenti all'acqua e alla fertilitá e altre, successive, alla venerazione degli antenati. Per altre ancora ha imma­ginato che indicassero percorsi ri­tuali da seguire durante ricorrenze religiose stagionali o che segnassero spazi da occupare durante le cerimo­nie, nel cui ambito, in alcuni casi, potevano essere previsti riti per in­vocare la pioggia. Infine ha interpre­tato alcune linee come percorsi tra i diversi centri urbani o cerimoniali. Nonostante le numerose e spesso ra­gionevoli ipotesi di spiegazioni, messaggio dei Nasca non é stato compreso ancora appieno.
   
 

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Realizado por: Willard Tamay G. y Michele Mosca Hecho en Chiclayo-Pimentel - Perú - ACTUALIZADO: 16-Gennaio-2008 10:41 am