• Ollantaytambo

    Uno dei più straordinari e sorprendenti parchi archeologici del Perù, in cui emergono tutte le capacità ingegneristiche ed architettoniche degli Inca, lasciando i turisti a bocca aperta.

    Dove si trova?
    Si trova a nord-est della città di Cusco, e può essere raggiunta in vari modi: in treno, attraverso la ferrovia che unisce Cusco ad Aguas Calientes (Machu Picchu Pueblo); in auto o bus, ci sono due possibilità: o via Chinchero – Urubamba (75 km – un’ora e mezza) o via Pisaq – Valle Sagrado (93 km – due ore).
    Orario di apertura delle rovine: 7.00  – 17.30, tutti i giorni
    Biglietto d’ingresso: compreso nel Biglietto Turistico; visita singola: 2 dollari.

    Significato del nome:
    Etimologia aymara: “ulla-nta-wi”: luogo elevato da dove si può guardare in basso.
    Etimologia quechua: proviene da Ollanta, un capitano dell’inca Pachacutec, e tambo: luogo di sosta, deposito.

    Descrizione del sito: 
    Si tratta di una cittadella fortificata situata in posizione strategica per il controllo della capitale, Cusco, e delle vie di penetrazione alla foresta, ma allo stesso tempo è stato anche un centro religioso ed agricolo, di cui ci sono rimaste testimonianze architettoniche di strordinario interesse. Risulta essere uno dei più peculiari e sorprendenti parchi archeologici del Perù moderno, grazie alla molteplicità dei tipi archeologici che presenta e alla singolarità di ognuno di essi. Presenta sia una zona “nobile” che una zona destinata alle abitazioni più umili, dove ancora oggi vivono intere famiglie raccolte intorno ad un patio centrale.
    Non si è ancora trovata spiegazione alle tecniche di costruzione impiegate nell’edificazione dei suoi enormi muri, eretti utilizzando rocce megalitiche a forma di poliedri irregolari. Ogni pietra lavorata è un’opera d’arte indipendente rispetto alle altre, con lati, angoli e volumi diversi.

    Entrando al paese vero e proprio, si vedono alcuni terrazzamenti, ora abbandonati, i cui canali di irrigazione realizzati in pietra si estendevano per kilometri. Allo stesso modo, circa mezzo kilometro prima dell’inizio del paese, si possono intravvedere dei resti di un ponte incaico: una base centrale realizzata con enormi blocchi di pietra, e due basi laterali. Originariamente il ponte era di tipo “sospeso” e realizzato con fibre vegetali, motivo per cui veniva probabilmente sostituito annualmente. L’ingresso alla cittadella avveniva attraverso una porta, denominata “Llaqta Punku” (porta del popolo), parte di una muraglia difensiva oggi distrutta.
    Il villaggio originario (uno dei pochi la cui struttura incaica è stata mantenuta fino ai giorni nostri) si divideva in blocchi rettangolari con uno schema geometrico ben organizzato che dà l’impressione di essere stato perfettamente pianificato da un urbanista. Tutte le stradine sono orientate verso il fiume Urubamba, e presentano il caratteristico acciottolato con canaletta di scolo centrale e canale di scorrimento dell’acqua pulita laterale. Ogni gruppo di case o isolato ha una sola porta che dà sul giardino interno (o patio) centrale.
    Il complesso archeologico che ora possiamo visitare è così distribuito:
    L’ingresso avviene nella piazza conosciuta come “Mañay Raqay”, o Piazza delle Petizioni. Tutt’intorno, si trovavano edifici costruiti con il tipico materiale di costruzione peruviano: l’adobe (mattoni di fango, argilla e paglia essicati). A ovest rispetto a questa piazza si trova l’ingresso al settore religioso. Nella parte inferiore si trovano dei terrazzamenti che avevano due funzioni: per le coltivazioni, ma anche per impedire l’erosione dlla parte superiore, attraverso dei perfetti canali di drenaggio. Si sale tra le terrazze attraverso comode ma ripide scalinate, fino ad incontrare il famoso “Tempio delle dieci finestre”, così chiamato grazie alle dieci nicchie trapezoidali che presenta la sua parete posteriore. Purtroppo, la parete anteriore è andata distrutta, così oggi non possiamo risalie alla reale funzione di questo tempio. Più in alto troviamo il sito dove si doveva trovare il “Tempio del Sole”, costruito con blocchi immensi di granito, la cui cava si trovava a 4 km di distanza, nella parte opposta della valle. Ciò che rimane del Tempio del Sole (si pensa che all’arrivo degli Spagnoli potesse essere inconclusa) sono alcuni muri esterni e il famoso muro principale, composto da sei blocchi immensi il cui peso si aggira sulle 90 tonnellate. Si notano marcate influenze dell’architettura di Tiwanaku (area del lago Titicaca). Ciò è ancora più evidente nella faccia esterna del quarto masso: vi si trovano incisi tre simboli scalonati che rappresentano le tre sfere del mondo andino: il mondo inferiore, il mondo superiore, e il mondo di mezzo.
    Vi si trovano anche testimonianze di altri templi minori e, dietro al settore religioso, alcune fortificazioni che proteggevano la città. Nella parte orientale della cittadella si trova la montagna “Pinkuylluna”, dove si scorge chiaramente una imponente costruzione, che secondo le ricostruzioni più attendibili fungeva da “qolqa” o deposito collettivo. L’ubicazione insolita ed inacessibile si giustifica con una maggiore protezione dei prodotti contenuti. Spaziando con lo sgardo, si possono intravvedere diversi altri punti d’osservazione per il controllo delle valli, disseminati in tutte le montagne circostanti.
    Verso il nord della porta d’ingresso al settore religioso si trova una serie di fontane, probabilmente utilizzate nelle funzioni cerimoniali, forse per il culto del “dio acqua”. Ve n’è una molto conosciuta, ribatezzata come “Baño de la ñusta” (Bagno della principessa).
    Più in là, si può trovare anche una protuberanza rocciosa intagliata in forma conica che è stato sicuramente un “Intiwatana”, ovvero un punto d’osservazione solare.
    Completano il circuito di visita numerosi terrazzamenti secondari, che conservano ancora i loro canali d’irrigazione.

    Da Ollantaytambo è possibile raggiungere a piedi, dopo due ore di camminata, Pumamarka (Villaggio del Puma), importante centro abitato durante il periodo inka e situato a 3.600 m s.l.m.

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